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Due Piccioni con una fava? Per i nostri capelli, sarebbe meglio il contrario…

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Due Piccioni con una fava? Per i nostri capelli, sarebbe meglio il contrario…

La primavera inoltrata o la cosiddetta bella stagione è in genere il periodo migliore per rinforzare i nostri capelli, anche con l’alimentazione. Si, perché proprio questo è il periodo più ricco di frutta e verdura da consumare fresche e anche crude, aiutando così capelli a stare meglio: dopo il lungo inverno li abbiamo ritrovati magari un po’ sfibrati e probabilmente indeboliti da una dieta povera di vitamine e sali minerali.

Ma le vitamine da sole non bastano per un’alimentazione equilibrata. Soprattutto per rendere i nostri capelli più forti, più sani e dunque più belli, servono anche le proteine, che possiamo prendere da carne e pesce, ma soprattutto dai legumi.

Maggio è il mese ideale per consumare le fave, antico legume esistente già sulle tavole di greci e romani, e rappresentava il piatto povero dei ceti più umili. Il suo nome, però, deriva da una famiglia patrizia, i Fabi ed è giunto a noi come un legume tipico di certe parti d’Italia come Puglia e Sardegna. Mangiate cotte, sbucciate (più dolci) o non, preferite crude con del pecorino, sono un ottimo alimento per pelle e capelli: l’alto contenuto di vitamina E assicura un buon nutrimento della cute, ad esempio, aumentandone la resistenza meccanica.

Contengono anche le vitamine del gruppo B quali acido folico e sono inoltre ricche di potassio, rame, fosforo, zinco, magnesio e ferro. È stato dimostrato scientificamente che lo zinco e il ferro sono molto importanti per avere una chioma sana.

E allora, corriamo a recuperarle, anche perché durano poco, con il caldo dell’estate, la pianta muore e non produce più frutti. Ma attenzione al Favismo, però, patologia ereditaria che provoca gravi disturbi e reazioni a questo legume anche gravi, a causa di una sostanza presente nelle fave e che alcuni soggetti non sono in grado di metabolizzare.

Curiosità: perché si dice Prendere due piccioni con una fava? L’origine di questa espressione deriva dal metodo di caccia del piccione selvatico, che prevedeva di usare come esca, una fava legata a un filo fissato a terra.

Per le altri impieghi del termine poco gentili, rimandiamo a qualcuno di più esperto!

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Ricetta Antispreco:
Ahi noi, delle fave si butta via un po’ troppo, sia che le si mangi cotte oppure crude, ecco perché abbiamo scovato una ricetta* che invece utilizza anche le bucce di questo prezioso legume.

Cosa ci servirebbe se fossimo in 4?

500gr di baccelli di fava, da coltivazione biologica: siate certi che non abbiano subito trattamenti chimici o non siano cresciute in zone densamente inquinate!

2 uova (meglio se le galline vivono a terra e non in batteria)

Mezzo litro di Besciamella (meglio farla da sé in due minuti, che prendere quella a lunga conservazione)

100 gr Parmigiano reggiano

Burro oppure Olio extra vergine (serve solo per ungere gli stampini, che verranno anche cosparsi da farina)

Noce moscata

Preparazione: lavate le bucce, lessatele in acqua bollente salata (poco), scolatele e asciugatele. Setacciatele al passaverdura con i buchi piccoli e unitele alle uova, alla besciamella e al parmigiano.

Un pizzico di noce moscata se vi piace.

Si deve formare un composto omogeneo che verserete in stampi tondi (vanno bene quelli delle cup cake), che prima avrete unto e infarinato.

A questo punto mettete gli stampi in forno a bagno Maria a 160° per 30 minuti circa. Aspettate una decina di minuti prima di aprire il forno, altrimenti gli sformatini si potrebbero afflosciare

Buon appetito!

*ricetta presa e reinterpretata dal libro “A tavola senza sprechi” Autore In cucina con SlowFood, edito da SlowFoodEditore


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